Un percorso da tracciare verso un'economia altra

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Pisa: L’etica non si svende. La coerenza della ditta pisana che ha rifiutato una commessa militare nobilita l’economia
Inviato da: andreas di 20 Lug 2012 - 10:38 PM
Eventi legati al distretto Comunicato della Rete Italiana per il Disarmo - In collaborazione con “Officina dell’Economia Solidale di Pisa”.
L’economia solidale di Pisa: “Piccolo passo importante verso un’economia sostenibile”.
Un'azienda del comparto fotovoltaico e termotecnico, la Morellato di Ghezzano (Pisa), nonostante la crisi economica che la attanaglia e parte dei suoi lavoratori in cassa integrazione decide di rifiutare una commessa militare offerta dalla Waas, azienda del gruppo Finmeccanica coinvolta nella produzione di armamenti, in particolare siluri.

E tutto questo dopo un sofferto percorso interno ed un confronto con OdES, l'Officina dell'Economia Solidale di Pisa (associazione che cura e facilita il consolidamento del Distretto di Economia Solidale del comprensorio).
Una scelta coraggiosa, che testimonia come una cooperazione virtuosa tra piccole imprese responsabili e il mondo dell'economia solidale può fare la differenza nella costruzione di una soocietà sostenibile e solidale.
Per Gianni Alioti, responsabile Ufficio Internazionale Fim-Cisl, "la scelta compiuta dalla Morellato Termotecnica e della Morellato Energia ha un valore straordinario. Dimostra che l'etica e la responsabilità sociale dell'impresa non sono solo strumentali al marketing e alla politica d'immagine. In un'epoca nella quale non si esce dalla crisi globale senza ripensare l'economia", continua Alioti, "la proprietà e i lavoratori della Morellato recuperano - per gli stessi sindacati - un approccio coerente ed efficace di politica industriale, che non si limita a discutere-decidere “come” e “dove” produrre (l'organizzazione del lavoro e la localizzazione dell'investimento), ma anche (e soprattutto) “cosa” e “per chi” produrre".
Riccardo Troisi della Città dell'Altra Economia (CAE) di Roma sottolinea un modo concreto per sostenere la decisione della Morellato, "il rifiuto a collaborare ad un'economia di guerra è un atto concreto di disobbedienza alle logiche dell’attuale modello economico, una scelta che assume anche una grande valenza simbolica per chi lavora nell’economia solidale, ossia per chi sceglie un economia di pace; un segnale di coerenza ai valori condivisi di un economia alternativa che mette al centro le persone e l’ambiente prima del profitto e prima della concorrenza spietata. Dunque per valorizzare questo segnale e non relegarlo solo alla buona testimonianza" continua Troisi, "occorre far corrispondere con un iniziativa solidale di sostegno dal basso che premi la loro scelta, e questo deve esser l’impegno di tutta la società civile , ossia offrire a questa ed altre imprese che “scelgono” un economia di pace, un spazio di mercato capace di assicurargli continuità. Questo significherebbe davvero un cambio di paradigma per proporre ad altre imprese una conversione ecologica e solidale".
Secondo Giorgio Beretta, ricercatore della Rete Disarmo "in un periodo in cui la crisi economica rischia di far accettare qualsiasi commessa collegata al settore militare, la decisione della Morellato è di estrema importanza sia per il processo di condivisione e confronto interno alla ditta sia, soprattutto, perché invita ad aprire un dibattito serio sulla cosiddetta "industria della Difesa" e sulla pervasività delle sue politiche industriali. Si tratta di un comparto che da anni, più che alle necessità della sicurezza e della difesa, mira ad ottenere il proprio ritorno economico utilizzando strategie commerciali sempre più aggressive: non a caso" continua Beretta, "le esportazioni di armamenti verso i "paesi alleati" della Nato e dell'Ue sono ormai marginali rispetto a quelle verso i paesi emergenti anche nelle zone di maggior tensione del pianeta (dal nord Africa al Medio Oriente, dalla penisola araba al sub-continente indiano) governati da regimi autoritari e dispotici. La decisione della Morellato non è quindi solo un'encomiabile scelta di natura etica, ma una precisa presa di posizione nei confronti di un'economia militare che sta sempre più avanzando, anche nel nostro paese".
Una scelta, quella della Morellato, che mette al centro la questione del disarmo, come spiega Francesco Vignarca, coordinatore Rete Disarmo, secondo il quale "l'etica non si può mettere al mercato, ma se i nostri decisori politici capissero che il disarmo è conveniente oltre che giusto non ci sarebbero queste situazioni. re-investendo infatti i grossi fondi gettati nelle spese militari in circuiti economici/ambientali virtuosi come quelli della "green economy" si riuscirebbero a garantire molti più ritorni occupazionali e tecnologici"
Secondo Massimo Ronchieri, dell'Officina dell'Economia Solidale di Pisa, "la scelta della ditta Morellato di Pisa è un'importante opportunità di riflessione per tutti noi. Sia su come alcune aziende, aldilà della necessità oggettiva, siano in grado di scegliere sulla base di un'etica anche se questo comporta decisioni sofferte e percorsi interni conflittuali, ma anche su quale ruolo può giocare l'economia solidale. A Pisa" racconta Ronchieri, " abbiamo appena lanciato il Patto del Distretto di Economia Solidale, al quale molti, tra cui la Morellato, hanno aderito, è a partire da questo che inizieremo un percorso di accompagnamento della ditta, perché una scelta etica non rimanga fine a se stessa, ma possa essere un primo passo importante verso un'economia realmente solidale".

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Per contatti stampa
Rete Italiana per il Disarmo: segreteria@disarmo.org – 328/3399267
 
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