{\rtf1\ansi \deff0{\fonttbl{\f16\froman Times New Roman;}{\f8\fswiss Arial;}{\f9\fswiss Verdana;}{\f0\fnil century gothic;}{\f17\froman Symbol;}{\f18\fnil Wingdings;}{\f19\froman Wingdings 2;}}{\colortbl;\red0\green0\blue0;\red0\green0\blue255;\red0\green255\blue255;\red0\green255\blue0;\red255\green0\blue255;\red255\green0\blue0;\red255\green255\blue0;\red128\green128\blue128;\red255\green255\blue255;\red0\green0\blue128;\red0\green128\blue128;\red0\green128\blue0;\red128\green0\blue128;\red128\green0\blue0;\red192\green192\blue192;\red0\green0\blue0;}\margb1258\margl1152\margr1152\paperh16838\paperw12096\viewscale90\viewkind1\ftnbj \sectd\footery1258{\header \pard \tqc\tx4896\tqr\tx9792 \plain\f16 \par }{\footer \pard \tqc\tx4896\tqr\tx9792 \plain\f16 \par }\pard\keepn \sb100\sa100 \plain\b\fs28 Economia\plain\b\f8\fs28 \par \qc\keepn \plain\b\fs48\cf11 Wall Street trema\plain\b\f8\fs48 \par \ql\keepn \plain\b\f9\fs20 Un'unica rete globale che unisca i prodotti equi dei paesi in via di sviluppo al consumo critico dei paesi occidentali: questa la tesi dell'economista Euclides Andr\'e9 Mance, consulente del presidente Lula. Che sostiene: \'abl'economia solidale \'e8 un'alternativa reale a quella di mercato\'bb\plain\b\f8\fs20 \par \pard\qc \sb100\sa100 \plain\i\f8 Nicola Furini\par Volontari per lo Sviluppo, novembre 2003\plain\i\f16 \par \ql \plain\f16 Filosofo-economista, ricercatore, animatore sociale, consulente nel governo brasiliano di Lula e autore del libro "La Rivoluzione delle reti, l'economia solidale per un'altra globalizzazione" (Emi 2003), Euclides Andr\'e9 Mance non ha dubbi: \'abper valorizzare le realt\'e0 di economia solidale affermatesi in Sudamerica e quelle legate al commercio equo e solidale e al consumo critico in Europa, esiste un'unica strada: articolare tutte queste realt\'e0 in una logica di rete\'bb.\line Nel corso di un intervento tenuto a Lucca lo scorso 30 agosto, Mance ha analizzato le numerose realt\'e0 che gi\'e0 oggi propongono un modello alternativo di mercato e di economia (botteghe del commercio equo, gruppi di acquisto solidali, gruppi di consumo critico, cooperative sociali, ong, piccoli produttori biologici, ecc.), e ha sottolineato la necessit\'e0 di integrare le varie cellule di produzione, distribuzione, consumo, credito, trasporto, comunicazione-informazione in un contesto strategico nel quale ciascuno sostiene gli altri: in poche parole un distretto economico etico.\line \'abOgni rete \'e8 costituita da "cellule" (produttori, consumatori, finanziatori, comunit\'e0 locale di riferimento), dalle loro connessioni relazionali e dai flussi che le alimentano (d'informazione e tecnologia, di beni e prodotti, di valori sia economici sia etici). Le dinamiche relazionali fra cellule avvengono senza gerarchie verticali prestabilite, come invece avviene nel modello capitalista. Ogni volta che due gruppi si integrano con altri gruppi, dove uno alimenta l'altro in un interscambio di diversit\'e0 e arricchimento reciproco, allora abbiamo una rete\'bb. Condizione della crescita della rete \'e8 la promozione del consumo. Ma nella prospettiva solidale, la relazione tra chi consuma e chi produce va al di l\'e0 del comprare o vendere qualcosa: comporta maturare la coscienza del rispetto verso le persone e verso l'ambiente, a favore del benessere di tutti, oggi come domani.\line \'abSolo cos\'ec - conclude il filosofo-economista - il distretto pu\'f2, secondo una logica economica, generare un profitto che in questo caso andr\'e0 a beneficio della comunit\'e0, e sar\'e0 la comunit\'e0 a deciderne la destinazione, per esempio finanziando la costituzione di un nuovo distretto (che produrr\'e0 altri posti di lavoro, altri prodotti da acquistare, ecc.)\'bb.\par \pard\keepn \sb100\sa100 \plain\b Realt\'e0 differenti, scopi comuni\plain\b\f16 \par \pard \sb100\sa100 \plain\f16 Fare un parallelismo tra le realt\'e0 di economia solidale sudamericane ed europee pu\'f2 essere corretto, ma solo parzialmente. Le esperienze che danno vita alle reti di economia solidale in Sudamerica nascono infatti come unica risposta possibile a condizioni di povert\'e0 estrema e di bisogno. Mentre le reti di commercio equo e solidale, cos\'ec come dei gruppi di consumo critico e di boicottaggio nel mondo ricco nascono da scelte soggettive (individuali o di gruppo) di tipo etico e culturale; rappresentano un'esperienza di solidariet\'e0 importante ma coprono una nicchia di mercato ancora marginale.\line Ma, nonostante le differenze di fondo, si tratta pur sempre di un variegato arcipelago di realt\'e0 che, dal punto di vista economico e sociale, propone un'alternativa concreta a un modello di sviluppo sempre pi\'f9 inadeguato a soddisfare i bisogni profondi dell'uomo. \line Da qualche anno assistiamo all'evoluzione di un movimento sinergico di collegamenti internazionali di reti (intese come intreccio di relazioni), emerse nell'ambito dei Forum sociali mondiali, dei Forum continentali e dei vari Forum tematici nazionali. Da queste pratiche sono andate emergendo vere e proprie reti globali che oggi integrano in diversi settori, produzione, commercio, servizi, finanziamento, consumo, in grado di movimentare ogni anno centinaia di milioni di dollari.\par \pard\keepn \sb100\sa100 \plain\b Una nuova razionalit\'e0\plain\b\f16 \par \pard \sb100\sa100 \plain\f16 Le prime tracce dell'economia solidale possono essere individuate in America Latina, storicamente legata a situazioni di profonda crisi economica e di acuta povert\'e0 che a partire dall'inizio degli anni '80 hanno coinvolto paesi come Cile, Brasile e pi\'f9 recentemente Argentina. Anche nelle situazioni di crisi pi\'f9 grave, queste esperienze non si sono limitate a rappresentare uno strumento di lotta contro la povert\'e0, ma hanno inaugurato percorsi che esplorano forme alternative e solidali di economia. A dimostrazione che - per dirla con le parole di Mance - \'abnel momento in cui la solidariet\'e0 fa il suo ingresso nella teoria e nella pratica dell'economia, succedono cose sorprendenti e nasce una nuova razionalit\'e0 economica, efficiente e capace di contribuire al superamento dei grandi problemi che affliggono l'uomo e la societ\'e0 contemporanea\'bb.\line Ad esempio stabilimenti autogestiti da lavoratori licenziati dai precedenti datori di lavoro. In Brasile esiste un'associazione nazionale dei lavoratori delle imprese in autogestione, e i lavoratori impegnati sono circa 23 mila, con un fatturato annuo di 300 milioni di reales (circa 90 milioni di euro). Vi sono poi le cooperative che gestiscono attivit\'e0 di microcredito per finanziare il funzionamento di piccole iniziative imprenditoriali. O i circuiti locali di baratto (simili, per certi versi, alle nostre banche del tempo), dove lo scambio di prodotti e servizi viene regolato per mezzo di una "moneta sociale". Questa \'e8 dotata della peculiare caratteristica della scadenza: dopo una certa data impressa sulle banconote stesse, la moneta non ha pi\'f9 valore. Questo fa s\'ec che nessuno pensi ad accumulare denaro, e che invece lo si usi per acquistare beni o servizi dagli altri membri della comunit\'e0, che a loro volta compreranno beni e servizi prodotti da altri, e cos\'ec via. In questo modo si innesca un circolo virtuoso in grado di dare impulso e sviluppo all'economia locale (la moneta sociale stimola gli acquisti, la produzione, gli scambi e quindi il miglioramento delle condizioni di vita di tutti nella comunit\'e0). L'aspetto interessante \'e8 che di questi circuiti fanno parte anche alcune multinazionali, conferendo ai circuiti stessi una portata che a volte travalica i confini nazionali.\line Ricordiamo infine le aziende che attuano esperienze di economia di comunione (come in Italia), cooperative per il commercio equo, gruppi di consumo critico, comunit\'e0 di sviluppatori di software libero, ecc.\line In Brasile sono stati recentemente istituiti enti che, in base alla verifica di particolari requisiti, conferiscono la certificazione alle imprese che intendono aderire ai circuiti di economia solidale.\par \pard\keepn \sb100\sa100 \plain\b Il caso Italia\plain\b\f16 \par \pard \plain\f16 Iniziative e dibattiti in corso fanno ben sperare per la costituzione, nei prossimi mesi, di distretti di economia solidale in alcune regioni italiane (Lombardia, Piemonte, Marche, Toscana). Non mancano per\'f2 le critiche: la strategia di collaborazione di cui parla Mance \'e8 molto difficile da praticare in Italia, visto che da noi risulta pressoch\'e9 assente il collante della povert\'e0, mentre le varie realt\'e0 italiane (differenti per storia, vocazione, dimensione) tendono ai muoversi su posizioni "egoistiche" che rendono problematico qualunque approccio di tipo collaborativo. Infine, risulta penalizzante la difficolt\'e0 di dialogare con istituzioni ed enti locali, imprescindibili per realizzare con successo qualunque progetto che coinvolga le comunit\'e0 locali.\line Rimane quindi aperto l'interrogativo se l'economia solidale possa rappresentare davvero un'alternativa all'economia capitalistica globalizzata. Non \'e8 facile comprendere questa sfida che \'e8 s\'ec teorica, ma soprattutto sociale e politica. Una prospettiva che pu\'f2 apparire ingenua e utopica, specialmente agli occhi di noi europei. Ma non pu\'f2 essere ignorata. Perch\'e9 non si sta parlando di un sogno, di un progetto in cantiere, ma di qualcosa che esiste e gi\'e0 funziona: nei distretti di economia solidale sono coinvolte imprese, piccole e grandi, regolarmente registrate, con regolari bilanci, che pagano imposte, che elaborano piani di fattibilit\'e0 e di sviluppo. E chiss\'e0 che i costituendi distretti italiani superino l'imbarazzo della propria "diversit\'e0".\par }
