{\rtf1\ansi\ansicpg1252\uc0\deff0{\fonttbl
{\f0\fswiss\fcharset0\fprq2 Arial;}
{\f1\froman\fcharset0\fprq2 Times New Roman;}
{\f2\fswiss\fcharset0\fprq2 Verdana;}
{\f3\froman\fcharset2\fprq2 Symbol;}}
{\colortbl;\red0\green0\blue0;\red255\green255\blue255;\red0\green0\blue255;\red0\green0\blue132;\red41\green71\blue133;\red128\green0\blue128;}
{\stylesheet{\s0\f0\fs24 [Normal];}{\*\cs10\additive Default Paragraph Font;}{\s17\f1\fs24\sbasedon0 Normale;}{\s18\f1\fs24\b\sbasedon17\snext17 Titolo 5;}{\s19\f1\fs32\sbasedon17\snext17 Titolo 1;}{\s20\f1\fs44\ul\sbasedon17\snext17 Titolo 2;}{\s21\f1\fs50\b\sbasedon17\snext17 Titolo 3;}{\s22\f1\fs28\sbasedon17\snext17 Titolo 4;}{\s23\f1\fs32\sbasedon17 Corpo del testo;}{\s24\sb100\sa100\f1\fs24\sbasedon17 Normale (Web);}{\*\cs25\f2\ul\cf3\additive\sbasedon10 Collegamento ipertestuale;}{\*\cs26\f2\fs16\strike0\ul0\cf4\additive\sbasedon10 Collegamento visitato3;}{\*\cs27\f2\fs18\cf5\additive\sbasedon10 f12blu1;}{\*\cs28\ul\cf6\additive\sbasedon10 Collegamento visitato;}}
{\*\generator TX_RTF32 9.0.311.500;}{\info{\*\hlinkbase C:\\Utenti\\Andrea\\Articoli\\Altri\\}}
\deftab1134\paperw11906\paperh16838\margl1134\margt1258\margr1134\margb1134\pard\s18\qc\tx708\tx1416\tx2124\tx2832\tx3540\tx4248\tx4956\tx5664\tx6372\tx7080\tx7788\tx8496\tx9204\tx9912\plain\f1\fs24\b RETI DI ECONOMIA SOLIDALE\plain\f1\fs24\par\pard\s17\plain\f1\fs24\par\pard\s17\qc\plain\f1\fs24\i Sandra Cangemi\par Mani Tese, \plain\f1\fs24\i novembre\plain\f1\fs24\i  2003\plain\f1\fs24\par\pard\s17\tx708\tx1416\tx2124\tx2832\tx3540\tx4248\tx4956\tx5664\tx6372\tx7080\tx7788\tx8496\tx9204\tx9912\par\par Ana ha 23 anni e vive a Fortaleza, nel povero Nordest brasiliano. Prima sopravviveva vendendo dolci e frutta per strada. Oggi ha un lavoro e persino una carta di credito. Solo che il suo lavoro e anche la sua carta di credito sono un po\loch\f1\hich\f1 \'92 speciali. Ana lavora in una cooperativa che produce pane; la cooperativa acquista la farina (biologica) da un insediamento di Sem Terra e il pane viene rivenduto a un\'92altra cooperativa di acquisti collettivi, nello stesso bairro popolare. La carta di credito di Ana si chiama Credsol (dove \'93sol\'94 sta per solidariet\'e0) che permette di fare acquisti solo all\'92interno del circuito dell\'92economia solidale ed \'e8 riservata alla popolazione a basso reddito. \par Rosario \'e8 argentina e vive alla periferia di Buenos Aires. Lavora in una piccola fabbrica di sapone che \'e8 stata abbandonata dai proprietari due anni fa, all\'92epoca della grande crisi, e attualmente \'e8 gestita dagli operai, che sono riusciti a trovare credito presso una banca popolare e rivendono parte della loro produzione a gruppi di consumo solidale. Non solo: parte di quello che le serve per vivere se lo procura tramite un \'93club del trueque\'94, club del baratto. Lei porta i suoi ortaggi, le sue marmellate, le sue torte e i suoi maglioni e in cambio prende formaggio, scarpe, miele o qualunque altra cosa le serva.\par Myra, 40 anni, vive in un villaggio del Tamil Nadu, in India. E\'92 un villaggio che ha adottato i metodi dell\'92Assefa, una organizzazione non governativa che applica i principi gandhiani: economia comunitaria, autosufficienza di villaggio, benessere per tutti. L\'92attivit\'e0 principale del villaggio \'e8 la produzione di capi di cotone, a ciclo chiuso: il cotone viene coltivato, raccolto, trasformato in teli e poi in camicie, vestiti, tovaglie, lenzuola, che vengono acquistati da altri villaggi seguiti da Assefa e dai negozi kadhi, una sorta di circuito di botteghe solidali che vendono prodotti locali. Ma buona parte delle esigenze di Myra e della sua famiglia vengono soddisfatte dalla produzione del piccolo orto, delle cinque galline e delle due capre di loro propriet\'e0. Oltre a occuparsi della casa, dei figli, dell\'92orto e degli animali, Myra contribuisce in vario modo ai bisogni della comunit\'e0: tesse il cotone, fa la maestra nella piccola scuola elementare e fa parte del Consiglio delle donne del villaggio. In cambio, riceve dalla collettivit\'e0 un reddito sufficiente a coprire tutti i suoi bisogni fondamentali.\par Silvia, 35 anni, abita a Milano. Lavora in una bottega del commercio equo, fa parte di un Gas (gruppo di acquisto solidale), ha il conto corrente (molto esile...) in Banca Etica e quando, di rado, pu\'f2 permettersi un viaggio sceglie quelli organizzati dalla cooperativa di commercio equo per cui lavora insieme a un\'92agenzia di turismo responsabile. Fa anche parte di una banca del tempo, i cui membri si scambiano servizi usando come unit\'e0 di misura il tempo e non il denaro: dato che il suo stipendio \'e8 piuttosto ridotto, se ha bisogno di una piccola riparazione in casa o di una baby sitter si rivolge a un altro membro della banca, e lei dal canto suo fornisce un numero equivalente di ore in lezioni di spagnolo, cura di cani e gatti e produzione di focacce e torte salate.\par\pard\s18\tx708\tx1416\tx2124\tx2832\tx3540\tx4248\tx4956\tx5664\tx6372\tx7080\tx7788\tx8496\tx9204\tx9912\plain\f1\fs24\b\par L\loch\f1\hich\f1 \'92homo oeconomicous esiste davvero?\par\pard\s17\tx708\tx1416\tx2124\tx2832\tx3540\tx4248\tx4956\tx5664\tx6372\tx7080\tx7788\tx8496\tx9204\tx9912\plain\f1\fs24 Che cosa hanno in comune Ana, Rosario, Myra e Silvia? Tutte e quattro fanno parte di circuiti di economia solidale. Una realt\loch\f1\hich\f1 \'e0, non un\'92utopia, che si sta sperimentando in molte parti del mondo. E una realt\'e0 in crescita. Che contraddice in pieno i sacri dogmi dell\'92economia liberista: in particolare la teoria dell\'92homo oeconomicus, quel soggetto avido ed egoista tanto amato dagli economisti che pensa solo a massimimizzare il proprio interesse individuale. Non si sa per quale strano miracolo, la somma dei comportamenti di questi esseri ridicoli (ma sommamente \'93razionali\'94, stando ai valori delle teorie economiche convenzionali) che ricercano esclusivamente il proprio utile dovrebbe avere come risultato un equilibrio ideale che garantisce a tutti i membri della societ\'e0 il massimo del benessere.\par La realt\'e0, come ben sappiamo, \'e8 molto diversa. Solo per fare qualche esempio: il \'93consumatore razionale\'94 teorizzato dagli economisti utilitaristi non esiste, come del resto risulta lampante analizzando anche sommariamente i meccanismi della comunicazione pubblicitaria, che per indurci all\'92acquisto dei prodotti fanno leva quasi sempre su motivazioni emotive, irrazionali e spesso inconsapevoli. Per non parlare dell\'92irrazionalit\'e0 totale dei comportamenti della borsa e della ormai incontrollata corsa alla finanziarizzazione dell\'92economia, altrettanto demenziale e capace di produrre solo disastri. Lo strumento principale utilizzato per misurare la crescita economica, il Pil (Prodotto Interno Lordo), \'e8 talmente assurdo e contraddittorio che probabilmente le generazioni future rideranno di noi, quando ne leggeranno sui libri di storia, domandandosi come abbiamo potuto ricorrere per decenni, per valutare il benessere, a un parametro che si basa solo sul denaro speso (o guadagnato) senza distinguere se \'e8 servito a comprare armi o a costruire scuole; un parametro che aumenta se crescono gli incidenti stradali o i casi di cancro o se si fa una guerra, che non valuta minimamente l\'92economia non monetaria (dall\'92allattamento al seno alle cure fornite dalla famiglia al volontariato) fondamentale per il benessere reale delle persone; un parametro che rimane cieco a un elemento fondamentale come l\'92uso (e lo spreco) delle risorse naturali e della produzione di scorie e che non sa misurare come viene realmente distribuita la \'93ricchezza\'94 prodotta. \par Ed \'e8 sotto gli occhi di tutti che il modello economico liberista tutto fa fuorch\'e9 aumentare in modo omogeneo il benessere collettivo; al contrario, allarga a dismisura le disuguaglianze tra i paesi e tra le classi sociali, aumenta la la povert\'e0 e l\'92esclusione, distrugge i diritti umani, svuota la democrazia, rende precario il lavoro, ci sta portando verso il disastro ambientale. Lo stesso concetto di sviluppo \'e8 entrato in crisi. Perch\'e9 se sviluppo corrisponde semplicemente a crescita, e in particolare crescita dei consumi, cio\'e8 alla diffusione a tutto il mondo degli standard di vita occidentali, \'e8 ormai evidente che si tratta di una sporca (e interessata) bugia: il pianeta non pu\'f2 reggere un\'92espansione illimitata del consumo di risorse ed energia e dellla produzione di rifiuti. Gi\'e0 noi occidentali da soli, il 20 per cento ricco della popoolazione mondiale, consumiamo da soli pi\'f9 risorse di quanto la terra sia in grado di rinnovare. La nostra arroganza \'93senza limite\'94 si scontra con i confini precisi del mondo dove abitiamo, l\'92unico che abbiamo a disposizione.\par Non solo non \'e8 vero che l\'92individualismo egoista e concorrenziale ci porta al massimo vantaggio possibile per la collettivit\'e0, come teorizzano i neoliberisti. Non \'e8 vero neppure che l\'92essere umano sia essenzialmente un essere egoista, individualista e competitivo. L\'92esperienza comune dimostra che in genere, anche tra gli animali, la cooperazione \'e8 molto pi\'f9 efficace nel garantire la sopravvivenza del gruppo rispetto alla competizione; che gli esseri umani tendono naturalmente a farsi carico delle esigenze altrui, e anche in situazioni di grande povert\'e0 e deprivazione si attivano meccanismi di solidariet\'e0; che la necessit\'e0 di partecipazione, di collaborazione, di relazione, di dare un senso al proprio agire e alla propria esistenza sono bisogni umani fondamentali, e proprio a questi il sistema neoliberista, che assegna un prezzo a ogni cosa ma non sa dare valore a niente, non d\'e0 risposte. Un sistema che, d\'92altra parte, lascia fuori miliardi di persone, considerate \'93inutili\'94 sia come produttori che come consumatori. E proprio in queste gigantesche sacche di esclusi germogliano i semi di altre economie, basate su principi opposti a quelli capitalistici.\par\plain\f1\fs24\b\par Solidariet\loch\f1\hich\f1 \'e0, collaborazione, partecipazione, \'93ben vivere\'94 invece di \'93ben avere\'94\par\plain\f1\fs24 L\loch\f1\hich\f1 \'92economia solidale, a ben guardare, non \'e8 davvero un\'92idea nuova. In fondo condivide parecchi valori con varie forme di economia tradizionale. Se consideriamo l\'92organizzazione sociale di numerose popolazioni indigene dell\'92Africa, dell\'92America Latina e dell\'92Asia, per esempio, vediamo che i principi ricorrenti sono sostanzialmente gli stessi. I concetti di propriet\'e0 privata, di concorrenza, di crescita, di profitto, di accumulo vengono ignorati; al contrario, la condivisione e la solidariet\'e0 sono le basi della convivenza sociale. La produzione \'e8 commisurata alle necessit\'e0 essenziali della comunit\'e0, \'e8 fortemente ritualizzata e praticata in base a tecnologie e conoscenze tradizionali tramandate di generazione in generazione. L\'92essere umano si considera parte integrante dell\'92ambiente, che quindi non va n\'e9 \'93conquistato\'94 n\'e9 sfruttato n\'e9 sottomesso. Al contrario la natura, spesso divinizzata, viene trattata con il massimo rispetto e con una serie di precauzioni per evitare di alterarne gli equilibri, perch\'e9 si \'e8 ben coscienti che questo comprometterebbe le basi della propria sopravvivenza e di quella delle generazioni future. La coesione sociale \'e8 un valore fondamentale da salvaguardare, e questo fa s\'ec che la comunit\'e0 si faccia carico del diritto alla vita di ciascuno dei suoi membri, compatibilmente con le risorse disponibili. Gli elementi dello scambio e del dono sono importantissimi; ognuno \'e8 consapevole che il benessere degli altri \'e8 essenziale per il proprio, e la dimensione collettiva e spirituale prevale su quella individuale e materiale. Insomma, pur senza negarne i limiti per quanto riguarda ad esempio i diritti individuali o la condizione delle donne, si direbbe che l\'92organizzazione economica dei popoli considerati \'93sottosviluppati\'94 sia molto pi\'f9 umana, equa e saggia dell\'92\'94evoluto\'94 capitalismo occidentale. Ma anche nelle nostre societ\'e0 lo sviluppo del cosiddetto terzo settore e di svariate forme di auto-organizzazione della societ\'e0 civile, che si aggiungono a quelli tradizionali del settore pubblico e del privato \'93for profit\'94, \'e8 un segnale preciso del bisogno di far rientrare l\'92etica nell\'92economia. e di rispondere a domande che il neoliberismo ignora o \'e8 incapace di soddisfare.\par\pard\s17\tx708\tx1416\tx2124\tx2832\tx3540\tx4248\tx4956\tx5664\tx6372\tx7080\tx7788\tx8496\tx9204\tx9912\plain\f1\fs24 I principi fondamentali dell\loch\f1\hich\f1 \'92economia solidale sono abbastanza semplici, ma se messi in pratica rappresenterebbero una vera e propria rivoluzione: sobriet\'e0, cooperazione e reciprocit\'e0, solidariet\'e0 intesa non come beneficenza o carit\'e0 cristiana ma come diritto-dovere collettivo, responsabilizzazione di ogni individuo rispetto al benessere collettivo, centralit\'e0 dei diritti e del lavoro, sostenibilit\'e0 ambientale, distribuzione equa delle risorse, partecipazione democratica alle scelte, tutela dei beni comuni, primato dell\'92economia locale, conoscenza e cura del proprio territorio... Secondo Euclides Andr\'e8 Mance, filosofo brasiliano, consulente del governo Lula per il progetto \'93Fame zero\'94 e collaboratore della Rete brasiliana di socioeconomia solidale, nonch\'e9 autore del recente \plain\f1\fs24\i La rivoluzione delle reti\plain\f1\fs24  (Emi), il concetto cruciale \loch\f1\hich\f1 \'e8 quello del \'93bem-vivir\'94, del ben-vivere, contrapposto a quel ben-avere che, nella mentalit\'e0 oggi dominante, coincide con il benessere.\par Si tratta dunque di ridefinire le priorit\'e0 partendo da una domanda fondamentale: a che cosa deve servire l\'92economia? \'93Se deve servire a distribuire il pi\'f9 equamente possibile risorse sempre pi\'f9 scarse, garantendo a ogni essere umano, oggi e nel futuro, la soddisfazione dei diritti fondamentali, nel rispetto dei limiti del pianeta, \'e8 evidente che non possiamo affidarci al mercato, i cui fallimenti sono sotto gli occhi di tutti: il sistema economico va radicalmente trasformato\'94, \'e8 la risposta di Francesco Gesualdi, fondatore del Centro nuovo modello di sviluppo, che sull\'92argomento ha organizzato, nell\'92agosto scorso, un seminario di cinque giorni. \'93Si pu\'f2 immaginare l\'92emergere di due economie: una pubblica, che ha il compito di garantire le risposte ai bisogni essenziali (e quindi cibo, acqua, casa, vestiti, scuola, assistenza sanitaria, energia, informazione e comunicazione, trasporti), ha la priorit\'e0 nell\'92assegnazione delle risorse, funziona sulla base del principio della solidariet\'e0 e di una programmazione economica condivisa e partecipata; l\'92altra, privata e basata sul principio del libero mercato, dovrebbe occuparsi solo dei \'93desideri\'94, dei beni e servizi superflui o comunque facoltativi, ma avrebbe un ruolo subalterno e sarebbe rigidamente regolamentata in base a principi di responsabilit\'e0 sociale e ambientale, attraverso un sistema fiscale e di credito (formato da banche pubbliche e gestite da comitati popolari) che incentivi i comportamenti corretti e punisca quelli scorretti. Proviamo a immaginare una societ\'e0 in cui l\'92obiettivo del lavoro non \'e8 pi\'f9 garantirci un salario, ma semplicemente soddisfare i nostri bisogni; in cui ognuno di noi non ha una sola attivit\'e0, ma tante, alcune pagate e altre no, e in cui l\'92acquisto \'e8 solo uno dei tanti modi per procurarci quel che ci serve. Ad esempio, io potrei decidere di fare da me le piccole riparazioni in casa o di produrmi la verdura o il pane, di scambiarmi servizi e macchinari con i miei vicini invece di comprarli, persino di pagare una parte delle tasse occupandomi del verde pubblico o facendo assistenza agli anziani. Un sistema del genere avrebbe il vantaggio di garantire servizi pubblici pi\'f9 ampi e meno costosi, di far contribuire tutti al benessere collettivo, ognuno secondo le sue inclinazioni e capacit\'e0, eliminando quel senso di inutilit\'e0 e di emarginazione che colpisce tanti giovani e tanti anziani...\'94\par\par\pard\s18\tx708\tx1416\tx2124\tx2832\tx3540\tx4248\tx4956\tx5664\tx6372\tx7080\tx7788\tx8496\tx9204\tx9912\plain\f1\fs24\b I cantieri degli altri mondi possibili\par\pard\s17\tx708\tx1416\tx2124\tx2832\tx3540\tx4248\tx4956\tx5664\tx6372\tx7080\tx7788\tx8496\tx9204\tx9912\plain\f1\fs24 Sembra solo un bel sogno, eppure la sperimentazione di \loch\f1\hich\f1 \'93libere iniziative solidali\'94 comincia a essere una realt\'e0 in tanti luoghi del mondo. Le banche del tempo, i sistemi di economia locale basati sul baratto o su monete autogestite, le cooperative sociali e popolari, le aziende autogestite, lo sviluppo del software libero, i sistemi locali di raccolta di risparmio e credito, il commercio equo e solidale, la finanza etica, i circuiti di microcredito, il turismo responsabile, i gruppi di acquisto e le cooperative di consumo solidali che fioriscono in occidente come nel sud del mondo sono solo alcuni esempi. Nate come risposta spontanea alla disoccupazione, all\'92esclusione sociale, alle ingiustizie e alla povert\'e0 create da un neoliberismo sempre pi\'f9 sfrenato, si stanno progressivamente organizzando in reti locali, nazionali e internazionali sulla base di principi condivisi. A Rio de Janeiro, subito dopo il Forum Sociale Mondiale del 2002, si \'e8 tenuto il primo convegno mondiale sull\'92economia solidale, organizzata, tra gli altri, dalla Rete brasiliana di socioeconomia solidale. L\'92esperienza pi\'f9 avanzata \'e8 forse quella di alcuni paesi dell\'92America Latina, come il Brasile (laboratorio \'93in vivo\'94 di molte ottime idee: basti pensare al bilancio partecipativo, che coinvolge ormai un centinaio di citt\'e0) e l\'92Argentina, grazie alla compresenza di diversi fattori: la crisi economica che accentua l\'92impoverimento della popolazione, compresa una buona parte della classe media; una forte tradizione di auto-organizzazione popolare e di ideologie centrate sull\'92egualitarismo e sulla partecipazione. In Argentina, ad esempio, nel momento pi\'f9 acuto della \'93default\'94 ben quattro milioni di persone partecipavano ai \'93club del baratto\'94 e alcune province addirittura accettano le monete locali per il pagamento delle tasse. \'93In Brasile, l\'92organizzazione delle reti nasce alla fine degli anni Novanta da una lunga tradizione di pratiche di economia solidale\'94, spiega Euclides Mance, \'93come strumento di affermazione di un\'92altra economia basata sulla distribuzione della ricchezza, sull\'92integrazione tra consumo e produzione e quindi sulla valorizzazione dell\'92autogestione, sulla sostenibilit\'e0 ambientale e naturalmente sulla solidariet\'e0. In queste reti, se ben strutturate, i produttori guadagnano di pi\'f9 e i consumatori spendono meno, perch\'e9 vengono limitati i passaggi intermedi\'94. Lo sviluppo in questi ultimi anni ha assunto un andamento vorticoso: le imprese in fallimento acquistate e autogestite dai lavoratori impiegano 23mila persone, hanno un fatturato annuo di 100 milioni di euro e spaziano dal settore metallurgico al tessile al chimico, dalla produzione di mobili a quella di ceramiche, dal settore agroindustriale a quello dei servizi; nel \'9298 \'e8 nata la Rete Universitaria di Incubatori teconologici di cooperative popolari, mentre la federazione sindacale pi\'f9 potente del paese, la Cut, ha creato l\'92Agenzia di Sviluppo Solidale, e nel giugno del 2000 ha visto la luce la Rete brasiliana di Socioeconomia solidale. Fioriscono le fiere e gli incontri dove si creano collaborazioni e alleanze. \'93Si sta completando la mappatura delle organizzazioni, dei prodotti e dei servizi su scala nazionale\'94, riprende Mance, \'93si \'e8 costruito un sistema di ricerca via web che consente di trovare facilmente i prodotti e i servizi solidali nelle diverse ragioni del paese. Cominciano a nascere i servizi di e-commerce e le carte di credito solidali, si moltiplicano i corsi, i seminari, i convegni su questo tema, le botteghe solidali, i marchi locali, le monete sociali, le forme di collaborazione con le amministrazioni locali per organizzare la distribuzione dei prodotti, sostenere la formazione dei lavoratori e la nascita di nuove imprese\'94. Si sta creando insomma un circolo virtuoso in cui le risorse, economiche e di conoscenza, vengono reinvestite all\'92interno del circuito delle reti per allargarle e potenziarle. E sulla base dell\'92esperienza brasiliana Euclides Mance teorizza un mondo in cui l\'92economia solidale prender\'e0 progressivamente il posto di quella capitalistica: una rete sempre pi\'f9 complessa e capillare di piccole cellule di consumo e di produzione, basata sulla cooperazione e sulla partecipazione, dove non esiste concorrenza, nessuno predomina n\'e9 cresce in modo eccessivo, ogni cellula si coordina con le altre per produrre i beni richiesti e adeguarsi alle necessit\'e0 della rete; dove l\'92orario di lavoro \'e8 ridotto e i compensi sono equi, dove si produce solo il necessario e si riduce al minimo l\'92impatto sull\'92ambiente. L\'92obiettivo \'e8 garantire a tutti il massimo livello di libert\'e0 possibile attraverso la soddisfazione delle necessit\'e0 materiali, ma anche l\'92educazione (ispirata alla pedagogia della liberazione) e l\'92informazione, indispensabili per garantire una vera partecipazione democratica. \'93I cittadini non devono sostituirsi allo stato, ma esigere che assolva le sue funzioni sociali e impedire che diventi ostaggio dei gruppi pi\'f9 potenti. Per questo devono aumentare la partecipazione e il controllo della cittadinanza\'94.\par Sembra l\'92eterna, irraggiungibile utopia del mondo perfetto. Irraggiungibile? Forse. Ma anche dall\'92altra parte del mondo e da radici simili (povert\'e0 e disuguaglianza estreme, Gandhi al posto dei Sem Terra e della teologia della liberazione) germogliano esperienze che hanno, curiosamente, molti punti in comune con quelle latinoamericane. Le parole d\'92ordine sono \plain\f1\fs24\i atyagraha\plain\f1\fs24  (la forza della verit\loch\f1\hich\f1 \'e0), \plain\f1\fs24\i sarvodaya\plain\f1\fs24  (benessere per tutti), \plain\f1\fs24\i svadeshi\plain\f1\fs24  (che significa autosufficienza, controllo dei mezzi di produzione, capacit\loch\f1\hich\f1 \'e0 di individuare i bisogni fondamentali, stile di vita rigoroso ed essenziale, capacit\'e0 di autolimitazione), \plain\f1\fs24\i svaraj\plain\f1\fs24  (autogoverno nel senso di autodisciplina, non di libert\loch\f1\hich\f1 \'e0 da ogni limite). Sembrano slogan, ma in India hanno un senso preciso e concreto per milioni di persone. Per esempio per le donne della Sewa (Self Eployed Women Association), nata 30 anni fa nello stato del Gujarat dalla confluenza del movimento delle donne, del movimento cooperativo e del movimento sindacale dell\'92economia informale (che \'e8 come dire dei poveri), come organizzazione di autoaiuto e per la difesa dei diritti delle braccianti, delle cucitrici, delle arrotolatrici di bidi. Fornisce microcredito (attraverso una banca cooperativa mobile, per raggiungere anche le zone rurali), con un tasso di restituzione del 95%, assicurazioni e previdenza sociale, corsi di formazione professionali e per organizzatrici di gruppi di lavoro e cooperative, servizi sociali (soprattutto asili e centri sanitari); realizza campagne di pressione sul governo, ma anche con interventi molto concreti, per il diritto all\'92acqua, la lotta contro la malnutrizione, il diritto all\'92occupazione, la partecipazione popolare. Un altro esempio \'e8 Assefa, una ong nata in Tamil Nadu e ispirato ai principi di Vinoba Bhave (in particolare l\'92\plain\f1\fs24\i antiodaya\plain\f1\fs24 , il \loch\f1\hich\f1 \'93benessere degli ultimi\'94), discepolo di Gandhi e promotore di una riforma agraria \'93dal basso\'94 in cui riusc\'ec a ottenere in dono dai proprietari terrieri un milione di ettari. Oggi il movimento Assefa coinvolge circa tre milioni di indiani in 2500 villaggi di sei diversi stati. I villaggi vengono accompagnati in un percorso in quattro tappe, che dura diversi anni, basato sull\'92identificazione dei bisogni prioritari e sull\'92esplorazione delle possibili strade verso l\'92autosviluppo e l\'92auto-organizzazione comunitaria. In pratica si tratta di stimolare la formazione del Consiglio di villaggio, del Consiglio delle donne e di quello dei bambini, di gruppi di discussione (molti di sole donne, per rovesciare i modelli culturali basati sulla subordinazione femminile), di gruppi di formazione professionale, di risparmio e produzione, di attivit\'e0 culturali, sanitarie, di alfabetizzazione. Assefa organizza scuole informali, doposcuola, corsi serali: l\'92obiettivo \'e8 formare persone creative, responsabili, sensibili alle esigenze della comunit\'e0, capaci di condividere, critiche verso i valori dominanti. Ogni famiglia possiede la sua casa e un orto, ma la terra e gli animali sono di propriet\'e0 collettiva: l\'92obiettivo \'e8 l\'92autosufficienza di villaggio, che deve saper produrre tutto il necessario a soddisfare i bisogni di base dei suoi membri usando le risorse locali, con un ciclo economico chiuso. Il bilancio del villaggio \'e8 pubblico (in genere viene scritto su una lavagna esposta in piazza) e tutte le scelte importanti vengono fatte dall\'92assemblea di villaggio, secondo il modello della democrazia partecipativa. Come dice una donne di una comunit\'e0 del Tamil Nadu: \'93Motivare la gente a partecipare: questo \'e8 il vero sviluppo\'94. \'93L\'92economia gandhiana si rif\'e0 all\'92idea che etica ed economia sono inscindibili\'94, spiega Roberto Burlando, economista. \'93In fondo non fa altro che basarsi, per sintetizzare all\'92estremo, sul famoso motto di Marx \'93a ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue capacit\'e0\'94. La non violenza \'e8 lo strumento, l\'92assunzione di responsabilit\'e0 personale il punto di partenza. I principi di base sono il non possesso (tu non possiedi nulla, amministri solo temporaneamente dei beni a vantaggio della comunit\'e0 presente e futura), la sobriet\'e0, lo sviluppo locale autocentrato inteso non come crescita economica ma come realizzazione delle proprie potenzialit\'e0 a tutti i livelli, la democrazia diretta (praticabile solo se la comunit\'e0 \'e8 piccola, al massimo 150, 200 persone), il non sfruttamento dell\'92uomo sull\'92uomo, sull\'92ambiente e sugli animali, l\'92uguaglianza nella distribuzione della ricchezza, il lavoro spontaneo e volontario a beneficio della comunit\'e0\'94.\par\pard\s17\tx708\tx1416\tx2124\tx2832\tx3540\tx4248\tx4956\tx5664\tx6372\tx7080\tx7788\tx8496\tx9204\tx9912\plain\f1\fs24 Una scommessa interessante per il prossimo millennio, non vi pare? Cominciate a rimboccarvi le maniche.\par\par\pard\s18\tx708\tx1416\tx2124\tx2832\tx3540\tx4248\tx4956\tx5664\tx6372\tx7080\tx7788\tx8496\tx9204\tx9912\plain\f1\fs24\b E in Italia?\par\pard\s17\tx708\tx1416\tx2124\tx2832\tx3540\tx4248\tx4956\tx5664\tx6372\tx7080\tx7788\tx8496\tx9204\tx9912\plain\f1\fs24 Forse non ve ne siete accorti, ma l\loch\f1\hich\f1 \'92economia solidale in Italia non \'e8 una novit\'e0: nasce negli anni \'9180 con le Mag (le cooperative di mutua autogestione, che sono poi la prima esperienza di finanza etica) e il commercio equo e solidale, cresce negli anni \'9290 con lo sviluppo del consumo critico, grazie soprattutto all\'92attivit\'e0 di denuncia e controinformazione del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, dei Bilanci di Giustizia e dei Gruppi di acquisto solidali, la nascita di Banca Etica, la diffusione del turismo responsabile, il radicamento del concetto di sobriet\'e0 contrapposto al diktat del consumismo. L\'92aumento dell\'92attenzione da parte dei consumatori-cittadini \'e8 evidente: la finanza etica e il commercio equo sono in decisa crescita, si moltiplicano le \'93fiere\'94 (come quella che ha avuto luogo a Volpedo, in provincia di Alessandria, dal 5 all\'928 settembre) e i convegni (ultimo quello che si \'e8 tenuto a Bagnoli dal 5 al 7 settembre, \'93L\'92impresa di un\'92economia diversa\'94). L\'928 novembre a Empoli nascer\'e0 l\'92Associazione Rete del Nuovo Municipio, a formalizzare i frutti dell\'92elaborazione teorica sul ruolo dei Comuni nel sostenere nuove forme di convivenza civile, partecipazione e pratica economica, ma anche di esperienze concrete di cittadinanza attiva e di democrazia partecipata. E da circa un anno, soprattutto grazie all\'92impegno della Rete di Lilliput, si \'e8 cominciato a ragionare sulle reti di economia solidale. \'93Il primo passo \'e8 stato un seminario sulle strategie di rete per l\'92economia solidale a Verona nell\'92ottobre del 2002\'94, spiega Andrea Saroldi, uno degli animatori dell\'92iniziativa, \'93dove si \'e8 approvato l\'92avvio di un percorso di sperimentazione dei distretti di economia solidale e si \'e8 formato un gruppo di lavoro che ha elaborato la Carta per la rete italiana di economia solidale (ne abbiamo parlato nel numero di giugno, ndr)\'94. L\'92idea \'e8 semplice: mettere in rete le varie esperienze per farle crescere, dare vita a distretti locali di economia solidale per porre in contatto le diverse realt\'e0 (botteghe del mondo, Mag e altre iniziative di finanza etica, agenzie di turismo responsabile, gruppi di acquisto, piccoli produttori, cooperative sociali e cos\'ec via) e far s\'ec che ognuna potenzi le altre, estendere il numero degli utenti interessati ad avere il \'93pacchetto completo\'94, investire le risorse all\'92interno del circuito per allargare sempre di pi\'f9 l\'92offerta di beni e servizi alternativi su base il pi\'f9 possibile locale. Embrioni di distretti sono in gestazione a Milano, Roma, Torino, in Brianza, nelle Marche, in Toscana. E intanto si programmano altre fiere (la prossima a Roma in dicembre, un\'92altra a Milano nella prossima primavera), si organizza la Festa dell\'92economia solidale il 29 novembre prossimo insieme alla Giornata del Non Acquisto, si sta allestendo un sito... Insomma, un\'92altra economia \'e8 possibile. Anzi, \'e8 gi\'e0 in costruzione.\par\par\pard\s18\tx708\tx1416\tx2124\tx2832\tx3540\tx4248\tx4956\tx5664\tx6372\tx7080\tx7788\tx8496\tx9204\tx9912\plain\f1\fs24\b Se volete saperne di pi\loch\f1\hich\f1 \'f9\par\pard\s17\tx708\tx1416\tx2124\tx2832\tx3540\tx4248\tx4956\tx5664\tx6372\tx7080\tx7788\tx8496\tx9204\tx9912\plain\f1\fs24\i La rivoluzione delle reti\plain\f1\fs24 , di Euclides Andr\loch\f1\hich\f1 \'e8 Mance (EMI)\par\plain\f1\fs24\i Costruire economie solidali\plain\f1\fs24 , di Andrea Saroldi (EMI)\par\plain\f1\fs24\i Le dieci strade dell\loch\f1\hich\f1 \'92economia di solidariet\'e0\plain\f1\fs24 , di Luis Razeto (EMI)\par RBSES (Brasile) {\txfielddef{\*\txfieldstart\txfieldtype1\txfieldflags0}{\*\txfielddatadef\txfielddatatype1\txfielddata 68007400740070003a002f002f007700770077002e00720065006400650073006f006c006900640061007200690061002e0063006f006d002e00620072002f000000}{\*\txfieldtext \plain\cs25\f1\fs24\ul\cf3 www.redesolidaria.com.br}{\field{\*\fldinst { HYPERLINK "http://www.redesolidaria.com.br/" }}{\fldrslt{\plain\cs25\f1\fs24\ul\cf3 www.redesolidaria.com.br}}}}\plain\f1\fs24 , Rio Grande do Sul www.ecosol.org.br\par REAS (Spagna) {\txfielddef{\*\txfieldstart\txfieldtype1\txfieldflags0}{\*\txfielddatadef\txfielddatatype1\txfielddata 68007400740070003a002f002f007700770077002e00650063006f006e006f006d006900610073006f006c006900640061007200690061002e006f00720067002f000000}{\*\txfieldtext \plain\cs25\f1\fs24\ul\cf3 www.economiasolidaria.org}{\field{\*\fldinst { HYPERLINK "http://www.economiasolidaria.org/" }}{\fldrslt{\plain\cs25\f1\fs24\ul\cf3 www.economiasolidaria.org}}}}\plain\f1\fs24\par Red de economia solidaria Chile (Cile) {\txfielddef{\*\txfieldstart\txfieldtype1\txfieldflags0}{\*\txfielddatadef\txfielddatatype1\txfielddata 68007400740070003a002f002f007700770077002e00650063006f006e006f006d006900610073006f006c006900640061007200690061002e006e00650074002f000000}{\*\txfieldtext \plain\cs25\f1\fs24\ul\cf3 www.economiasolidaria.net}{\field{\*\fldinst { HYPERLINK "http://www.economiasolidaria.net/" }}{\fldrslt{\plain\cs25\f1\fs24\ul\cf3 www.economiasolidaria.net}}}}\plain\f1\fs24\par MES (Francia) {\txfielddef{\*\txfieldstart\txfieldtype1\txfieldflags0}{\*\txfielddatadef\txfielddatatype1\txfielddata 68007400740070003a002f002f007700770077002e0069006e007400650072002d0072006500730065006100750078002d00650063006f006e006f006d00690065002d0073006f006c006900640061006900720065002e006f00720067002f000000}{\*\txfieldtext \plain\cs25\f1\fs24\ul\cf3 www.inter-reseaux-economie-solidaire.org}{\field{\*\fldinst { HYPERLINK "http://www.inter-reseaux-economie-solidaire.org/" }}{\fldrslt{\plain\cs25\f1\fs24\ul\cf3 www.inter-reseaux-economie-solidaire.org}}}}\plain\f1\fs24\par Alleanza 21 {\txfielddef{\*\txfieldstart\txfieldtype1\txfieldflags0}{\*\txfielddatadef\txfielddatatype1\txfielddata 68007400740070003a002f002f007700770077002e0073006f00630069006f00650063006f002e006f00720067002f000000}{\*\txfieldtext \plain\cs25\f1\fs24\ul\cf3 www.socioeco.org}{\field{\*\fldinst { HYPERLINK "http://www.socioeco.org/" }}{\fldrslt{\plain\cs25\f1\fs24\ul\cf3 www.socioeco.org}}}}\plain\f1\fs24\par Per iscriversi alla mailing list italiana: http://liste.retelilliput.org/wws/info/res\par\pard\tx708\tx1416\tx2124\tx2832\tx3540\tx4248\tx4956\tx5664\tx6372\tx7080\tx7788\tx8496\tx9204\tx9912\par }